Giovedì 30 luglio ore 20.00 “Valli a prendere” di Giovan Bartolo Botta (Edizioni Haiku)

Giovedì 30 luglio

ore 20.00

“Valli a prendere”

di Giovan Bartolo Botta (Edizioni Haiku)

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L’arrivismo la fa da padrone tra talenti precoci, attori cani, aspiranti teatranti di ogni genere ed età.

Valli a prendere rappresenta la medesima farsa, mediocre, della corsa al successo, come sul grande palco, così nel più piccolo teatro del più piccolo oratorio di periferia.

Perché la volgarità di certi ambienti è sempre la stessa, come i compromessi cui occorre necessariamente accondiscendere o la bassezza di sedicenti casting director, che vengono qui rappresentati con un piglio spassoso che trascende nel surreale e nell’assurdo.

Sullo sfondo un Paese (il nostro) che incoraggia questi disvalori anziché disinnescarli. La satira di Botta, pungente e puntale, non risparmia davvero nessuno.


Giovan Bartolo Botta nasce a Belo Horizonte (Brasile) nel 1981.

Cuneese di adozione, si trasferisce a Roma al conseguimento della maggiore età.

Autore e attore teatrale, poeta, vanta moltissime esperienze professionali e riconoscimenti. Alcune menzioni: Vincitore assoluto del contest letterario “Il Club dei NarrAutori” (2013), Spettacolo vincitore Antigone fotti la legge alla prima edizione del Festivale Teatrale Confronti Creativi (2013), Secondo posto al Roma Fringe Festival Sezione Stand Up FREEnge (2014), Premio miglior attore della terza edizione del NopS Festival con lo spettacolo In principio fu D.M. (2014).

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Mercoledì 29 luglio ore 21.30 ‘La moderata bellezza’ Gaja Cenciarelli e Francesca Serafini dialogano di calcio e città eterna. Modera Giordano Meacci

Mercoledì 29 luglio

ore 21.30

La moderata bellezza

Gaja Cenciarelli, autrice del libro ROMA tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta)

e Francesca Serafini, autrice di DI CALCIO NON SI PARLA (Bompiani)

dialogano di calcio e città eterna.

Modera Giordano Meacci

Gaja non vive a Roma. Gaja è Roma. Una Roma calda, accogliente e orgogliosa. Una città invisibile assediata da una città invivibile. Gaja diventa la cronista degli ultimi istanti di questa città destinata a scomparire come scompare lo Storico Negozio di Alimentari, costretto a chiudere per colpa dell’avidità umana, e dove avvengono gli incontri di personaggi che non si trovano uguali in nessun altro punto del mondo.

Gaja osserva e trascrive, nascondendo la sua tristezza dietro la leggerezza della sua ironia e l’eleganza della sua scrittura. È uno scontro. Da una parte il mondo letterario di una che ha la sventura di “lavorare coi libri”, dall’altra il fronte di chi si è formato nella vita di ogni giorno e che verso gli “intellettuali” mostra rispetto e diffidenza. Non sono solo anziani negozianti e baristi burini, ma anche nobildonne ignoranti.

ROMA tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta) è un racconto orizzontale. Penetra nelle teste degli altri con un dialetto mimetico, condivide le stesse conseguenze materiali di una crisi che pare infinita e contro cui non c’è nulla da fare.

Nonostante sia spesso al centro di fatti di cronaca che spingerebbero al disamore, il calcio continua ad appassionare milioni di persone di tutte le età, di ogni classe sociale e di qualunque orientamento ideologico. Francesca Serafini – sceneggiatrice, linguista e tifosa di lungo corso – prova a domandarsi perché, in un libro in cui il calcio rappresenta soprattutto il punto di fuga per divagare sull’Italia degli ultimi vent’anni; sul suo linguaggio e sulle forme di intrattenimento dei nostri giorni, in un racconto che intreccia ricordi autobiografici, suggestioni letterarie e digressioni saggistiche su cinema, tv e altre più insolite fucine di occasioni di bellezza. E nel suo rotolare – aggregando vorticosamente frammenti – il pallone finisce per assumere le dimensioni di un macigno intenzionato a scagliarsi da un lato contro i luoghi comuni sul calcio e le donne; e dall’altro – non senza ironia – contro l’omologazione che minaccia le forme di narrazione contemporanee.

di calcio non si parla roma tutto maiuscolo

Francesca Serafini

alterna da anni alla scrittura creativa quella saggistica: tra le sue ultime pubblicazioni, ricordiamo L’italiano letterario: poesia e prosa (con Giordano Meacci, 2011), terzo volume della Storia della lingua italiana per immagini diretta da Luca Serianni; e Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura (2012). Tiene abitualmente corsi di scrittura e lezioni universitarie in Italia e all’estero. È inoltre editor per diverse case editrici e consulente per la fiction per RSI.

Gaja Cenciarelli

Vive a Roma. Laureata in lingue, ha lavorato per anni in diverse case editrici e ora traduce dall’inglese narrativa e saggistica. È specializzata in letteratura irlandese e dei paesi anglofoni e scritture femminili. Caporedattrice di vibrisselibri, ha pubblicato racconti in antologie e riviste, e libri: Il cerchio (2003), Extra Omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (2006), Sangue del suo sangue(Nottetempo 2011).

Mercoledì 29 luglio ore 20.00 Andrea Meccia presenta “Mediamafia Cosa nostra fra cinema e tv” (Editore Di Girolamo) interviene Danilo Chirico dell’Associazione daSud

Mercoledì 29 luglio
ore 20.00

Andrea Meccia presenta
“Mediamafia. Cosa nostra fra cinema e tv” (Editore Di Girolamo)

interviene Danilo Chirico di Associazione DaSud

100 libri in giardino presenta Mediamafia

Dopo lunghi decenni di silenzio, la mafia è diventata un tema di forte richiamo spettacolare. Ci si domanda spesso se tutto ciò sia un bene o un male.

Siamo di fronte a un fenomeno bivalente in cui l’informazione si intreccia con la mitizzazione, il racconto delle vicende con l’enfatizzazione delle leggende.

Questo libro intende servire da criterio orientativo per evitare, da un lato, di aderire senza filtri alla rappresentazione cinematografica e televisiva della mafia e, dall’altro, di rigettarla in blocco. Il testo, attento al linguaggio dei mafiosi quanto al linguaggio sui mafiosi, si muove non solo fra le pieghe di film e sceneggiati Tv, ma anche in canzoni, titoli di giornale, dichiarazioni di uomini politici, spot pubblicitari.

Un’analisi originale e necessaria nel complesso universo dei media in cui romanzi e serie Tv si ispirano alle vite dei mafiosi i quali, a loro volta, si ispirano alle narrazioni incentrate sulle loro storie. Il mondo delle immagini e la cronaca finiscono così per condizionarsi a vicenda, in un circolo di causa­effetto che va conosciuto, studiato e analizzato.

Lunedì 27 luglio ore 21.30 Giuliano Capecelatro presenta “Le corna del Duca” (il Saggiatore editore) interviene Gioacchino De Chirico

Lunedì 27 luglio

ore 21.30

Giuliano Capecelatro presenta “Le corna del Duca”

(il Saggiatore editore)

interviene Gioacchino De Chirico

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Cesare della Valle, duca di Ventignano, è un personaggio bizzarro.

Elegante aristocratico nella Napoli di fine Settecento, colto letterato e gran viveur, il duca è perseguitato da una fama sinistra: pare che semini disgrazie solo lanciando intorno il suo sguardo malevolo. Oltre all’amarezza di non veder confermato il proprio prestigio sociale al Gran ballo di Carnevale del re, ovunque vada il duca deve difendersi dalle calunnie rivolte contro la sua persona.

Nel secolo dei Lumi, che vede in ogni scudisciata del potere l’impronta di un dominio nefasto, ogni evento, dall’incendio del San Carlo fino alla caduta del Regno delle Due Sicilie, sembra destinato a coprire di pregiudizio la sua figura. Perfino il mancato attentato alla persona del re da parte di uno scriteriato soldataccio ricade tra le responsabilità occulte del duca. Lazzi e scongiuri accolgono ogni sua apparizione, e ancora ne offuscano la memoria, con l’avallo di Alexandre Dumas, che con la sua opera rafforzò la celebrità dello jettatore, ma che pure ne scrisse senza mai menzionarlo, per evitare il malocchio.

Giuliano Capecelatro prende spunto dalla travagliata esistenza del duca di Ventignano per raccontare con originalità cent’anni di Storia della città partenopea. I personaggi di Le corna del duca si muovono in una società complessa, in trasformazione, che vive gli stridenti contrasti tra la ricchezza borbonica e la miseria dei vicoli, e prendono vita in una narrazione romanzesca sulfurea, che offre lo spunto per un viaggio attraverso archetipi della credenza e del funesto potere dell’occhio.

A guidare il vituperato aristocratico, un Virgilio malizioso e gaglioffo, ’o monaciello, figura tipica del folclore napoletano, che tra beffe e malignità ci tiene in bilico sull’incerto confine tra razionale e irrazionale. Ma la realtà, come sempre, si svela soltanto a chi ha occhi per vedere.

Martedì 28 luglio alle 19.30 On the Widepeak presentazione libro di Anna Gianesini intervengono Angelo Tanese e Stefano Gallerani – letture di Carlotta Piraino

Martedì 28 luglio

alle 19.30

ON THE WIDEPEAK

Le mie cellule impazzite, la mia vita e il mondo

presentazione libro di Anna Gianesini

intervengono Angelo Tanese e Stefano Gallerani – letture di Carlotta Piraino

on the widepeak a 100 libri in giardinoanna gianesini

ON THE WIDEPEAK NATO COME BLOG APERTO DALL’AUTRICE UN ANNO E MEZZO DOPO LA SCOPERTA DI AVERE UN TUMORE AL SENO, DA SUBITO SEGUITISSIMO, DIVENTA OGGI UN LIBRO IRONICO E COMMOVENTE, ARRABBIATO E MAI RASSEGNATO, SINCERO PRIMA DI TUTTO.

UNO STRUMENTO UTILE E PREZIOSO PER CHI CON LA MALATTIA HA A CHE FARE, ANCHE PROFESSIONALMENTE, TUTTI I GIORNI.

«Ho 40 anni e due bambine, un compagno luminoso, una vita bella e disordinata e, da 5 anni, anche un po’ di cellule impazzite che, nonostante tutto, non riesco a non amare».

Si presenta così Anna nel suo blog, On the Widepeak, aperto dopo la scoperta di un tumore maligno che lasciava sin dall’inizio ben poche speranze e la obbligava a un duro e ininterrotto percorso di cure. Ma, a dispetto di tutto, nei quasi 400 post– divenuti da subito punto di riferimento per molti– non è di morte che si parla, ma divita.

Per oltre quattro anni, Anna/Wide ha raccontato la sua esperienza con il cancro, non in modo autoconsolatorio, ma affrontando ogni giorno questa nuova condizione con grande consapevolezza, ironia e fiducia nel presente.

On the Widepeak non è solo la storia di una donna straordinaria – e con un brillante talento da scrittrice – ma anche uno sguardo lucido, penetrante e appassionato sulmondo,che può aiutare chi legge a far luce sul senso del nostro “esserci”, scoprendo che la vita, anche quando si fa tragica e amara, non va vissuta come una guerra contro gli altri e contro se stessi, ma come un viaggio in cui imparare a riconoscere e a chiamare per nome perfino l’abisso delle paure più indicibili.

Anna Gianesini, nata nel 1973, dopo gli studi in Lingue e letterature straniere ha lavorato all’organizzazione di importanti eventi culturali quali ilFestival diFotografia di Roma.

Sposata e madre di due bambine, è morta per un cancro il 20 novembre 2013, al termine di sei anni di terapie.

Lunedì 27 luglio ore 20.00 incontro con Chiara Novelli “il Quadraro come romanzo”

Lunedì 27 luglio

ore 20.00 incontro con Chiara Novelli “il Quadraro come romanzo

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Chiara Novelli, nata a Roma nel 1974, ha pubblicato “Storie del Quadraro” nel 2004.

La presente seconda edizione è stata pensata e voluta per tutti gli appassionati della storia “di casa nostra”; ma anche per illustrare l’esistenza di uno scenario di vita forse poco noto a chi è più distante dall’epoca e dal luogo interessato.

Ma il legame di Chiara Novelli col Quadraro  è cominciato in realtà ancor prima, pur se di poco, degli anni cinquanta qui descritti: nel romanzo “La strada dai fiori azzurri” (pubblicato con Terre Sommerse Group Editore, Roma 2013), narra infatti le vicissitudini della sua famiglia materna a partire dall’anno 1944, quando il nonno Amedeo finì tra i deportati del Rastrellamento del 17 aprile (la sua cattura avvenne in maniera del tutto casuale, dopo l’arrivo a Roma da Velletri bombardata il 22 gennaio 1944).

Tale legame tuttora continua; e la realizzazione di due opere letterarie dedicate a questa “piccola città nella grande città”, ovvero la presente raccolta di racconti ed il romanzo sopra citato, è l’espressione di una

volontà di conservare una memoria storica non soltanto privata, ma anche e soprattutto collettiva.

Domenica 26 luglio ore 21.30 Vins Gallico presenta “Final Cut” (Fandango libri) (EVENTO PREVISTO IL 21 LUGLIO E POSTICIPATO CAUSA FORZA MAGGIORE)

Domenica 26 luglio

ore 21.30

Vins Gallico presenta “Final Cut” (Fandango libri)  

(EVENTO PREVISTO IL 21 LUGLIO E POSTICIPATO CAUSA FORZA MAGGIORE)

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Restituire gli effetti personali alle coppie appena scoppiate. È questo lo scopo della Final Cut, la ditta di trasporti fondata dal protagonista del nuovo romanzo di Vins Gallico “Final Cut. L’amore non resiste”, edito da Fandango Libri.

Mettere il punto finale ad una relazione non è per nulla semplice. Richiede coraggio e determinazione. E comporta molto dolore.

Leggi la recensione su Left

le mutande dell'ex

Sabato 25 luglio ore 20.30 Ivan Talarico presenta “Ogni giorno di felicità è una poesia che muore” (Gorilla Editore)

Sabato 25 luglio
ore 20.30

Ivan Talarico presenta

“Ogni giorno di felicità è una poesia che muore” (Gorilla Editore)

Ivan Talarico a 100 libri in giardino

“La poesia è un’arma deleteria per chi non vuole ammettere che la sintesi allontana più velocemente dalla menzogna. La poesia è la cosa più vicina al silenzio, non è tale per poco, inizia e finisce in un attimo, è come una parola scappata da una bocca troppo chiusa. Per questo è sempre superiore, anche se superflua in un organismo sano” (dalla prefazione di Antonio Rezza).

Intervista di Maria Ausilio Gulino su www.nuovepagine.it

La scrittura di Ivan Talarico è surreale, noi lo abbiamo conosciuto attraverso la sua silloge Ogni giorno di felicità è una poesia che muoredove ha parlato di “astrazioni e distrazioni, d’incanti e disincanti”. Usa la parola mai a caso, del resto si occupa di musica e di teatro, dunque la collocazione di ogni sillaba all’interno di una parola assume un significato ben preciso. Incontrandolo ci ha raccontato di umorismo, del “sorriso beffardo” e di come è possibile lasciarsi vivere piuttosto che viversi ostinatamente.

Dalla sua silloge apprendiamo che si occupa di spettacoli e musica “paradossali”: cosa è il paradossale?
È l’estrema unzione del ragionamento. L’unico modo per far scivolare la logica nella vita.

L’umorismo in poesia: cos’è? Come si manifesta? A che pro?
Per me l’umorismo è sempre involontario, soprattutto in poesia. Si manifesta come una vaga forma di ironia, un sorriso beffardo che non vuole limitare le possibilità infinite di espansione del reale. O a volte vuol chiudere le parentesi fumose del pensiero.

Secondo lei cosa c’è oltre la realtà?
Un’altra realtà. E dietro un’altra ancora. Mondi inesplorati. Basta solo avere occhi e guardar bene.

In che modo si può vivere al meglio?
Forse basterebbe lasciarsi vivere invece che viversi ostinatamente. O abituarsi a morire di tanto in tanto, senza prenderci gusto.

Oggi la scrittura è accessibile a tutti, in che modo possiamo scegliere quella di qualità?
Scegliendo quella cresciuta nei pascoli più verdi, allevata con i mangimi migliori e selezionata con amore per noi.

Chi sono i suoi scrittori preferiti e i libri?
I miei scrittori preferiti sono tutti morti, purtroppo. E i libri preferiti già letti.

Cosa vorrebbe lasciare ai posteri?
Mi piacerebbe lasciare un retrogusto di rabarbaro. Vorrei che in futuro chiunque sentisse, dopo un sorriso o un pensiero, un vago sapore di rabarbaro sul fondo della bocca, pensasse a me.

Venerdì 24 luglio ore 20.00 Daniele Comberiati presenta “Vie di fuga” (Besa editore)

 

Venerdì 24 luglio

ore 20.00

Daniele Comberiati presenta “Vie di fuga
(Besa editore)

vie di fuga a 100 libri in giardino

Matteo Bertola, impiegato precario e in nero presso una grande ditta americana di pompe funebri con sede a Roma, scrive epitaffi e necrologi. Tramite un conoscente gli viene affidato un lavoro indipendente: nella Sila calabrese, due anziani, morti nello stesso giorno, hanno scelto di farsi seppellire insieme, memori di un antico patto e di una vecchia amicizia.

Matteo viene catapultato in un meridione montano che gli appare deforme e ostile: a Petilia Policastro, il piccolo paese calabrese nel quale è ospite dalla famiglia di uno dei defunti, il mondo è delimitato dai “rustici”, gli scheletri delle case mai costruite con le rimesse degli emigranti, mentre la popolazione si mostra chiusa e incomprensibile.

Sarà tramite l’interessamento di un barista, Mimì, che Matteo riuscirà a ricostruire i profili dei due morti: il più giovane, Francesco Calmierati, agitatore politico ai tempi della lotta per la terra e in seguito asservito al padronato locale, sembra attirare su di sé le maggiori attenzioni; del secondo, Andrea, verrà a sapere molto poco: l’emigrazione in Belgio e in Svizzera, e l’inquietante presenza nelle grandi tragedie degli emigranti italiani come Marcinelle e Mattmark. Del rapporto che lega i due uomini, però, sembra che nessuno conosca nulla. E la scrittura dell’epitaffio, così come il disegno del paese che la sera Matteo traccia su un foglio per rilassarsi, sembra non poter finire mai…

Grazie a un vecchio ebreo scampato all’eccidio di Salonicco che con il tempo è diventato la memoria storica del paese, Matteo comprende la complessità etnica e religiosa di Petilia, lo iato prodotto dal boom economico e le storie intrecciate dei migranti. Sarà attraverso le sue parole che, da spettatore esterno, proverà a scrivere quello che è accaduto: una storia minuscola che abbraccia emigrazione storica, boom, la rivolta di Reggio nel 1970 fino a un presente in cui tutti, solo apparentemente, hanno scelto di dimenticare.

Daniele Comberiati è professore associato di italianistica presso l’Université Paul-Valéry di Montpellier.